Sono disponibili i primi dati, a distanza di quattro mesi dall’avvio del progetto, sul “Biomonitoraggio ambientale mediante l’utilizzo delle api per il controllo della radioattività nel territorio di Rotondella”. Presentato nel centro jonico lo scorso 23 marzo da parte dell’Amministrazione comunale, il progetto, ha l’obiettivo di controllare l’eventuale presenza di radionuclidi artificiali sul territorio rotondellese dove -nell’area del vecchio CNEN è in fase di dismissione l’impianto ITREC- e viene realizzato da un ente super-partes come l’Università di Bologna con lo scopo di “affiancare e completare le misure strumentali su campioni di suolo, acqua, aria e vegetali effettuati da ASL ed ENEA”.
“Usando le api come biosensore mobile si possono ottenere dati sistematici su aree molto ampie e con continuità per tutto il periodo di attività dell’alveare (8-9 mesi all’anno a seconda del clima), cosa pressocché impossibile con il campionamento manuale”.
Sul territorio rotondellese sono state installate tre stazioni per il controllo dei radionuclidi. .
L’ esperienza di monitorare l’ambiente con le api, da sempre considerate sentinelle sul territorio, ha preso corpo in diversi Paesi europei e soprattutto in Italia, con la ricerca sistematica su grandi aree dei pesticidi. Dopo l’evento di Chernobyl ha ricevuto notevole impulso anche la ricerca dei radionuclidi grazie alla collaborazione tra entomologi e radiochimici dell’Università di Bologna (oggi Dipartimenti SMETEC e DiSTA).
Per Walter Lobreglio, vice-sindaco ed assessore all’ambiente nel centro jonico “questi primi risultati risultano di fondamentale importanza e contribuiscono a dissipare dubbi che da più parti e con una certa frequenza vengono adombrati sulla presenza dell’impianto ITREC-Trisaia”.
La prima fase del progetto si concluderà nel prossimo novembre con la presentazione dei dati raccolti da parte di Ghini e Porrini, ricercatori dell’Università di Bologna.
“Il progetto –prosegue Lobreglio- andrà avanti per almeno un triennio: l’attività di decommisioning della Sogin entrerà nel vivo e sarà fondementale per l’Amministrazione, proprio per non creare facili allarmismi, continuare ad avvalersi di un valido strumento di monitoraggio che dia sicurezza soprattutto per ciò che attiene la salute della popolazione”.
“Siamo grati –conclude Lobreglio- ai ricercatori dell’Università di Bologna per la serietà, la professionalità ed il rigore scientifico con cui operano ed auspichiamo che la collaborazione possa estendersi ad altre realtà scientifiche presenti sul territorio, in primis l’ENEA, che già in occasione della presentazione del progetto nella scorsa primavera, con l’intervento del direttore del Centro di Trisaia, ing. Spagna, aveva manifestato tale volontà”.
Importante sarà il coinvolgimento –nelle fasi successive del progetto- dei comuni vicini espandendo così l’area d’indagine anche ad altri possibili fenomeni di inquinamento del territorio considerando che il bio-monitoraggio ambientale con le api va inteso non solo come strumento di controllo ma come supporrto nella conduzione di buone pratiche a tutela dell’ambiente e del territorio.
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