In molti ricordano i tempi in cui a Policoro vedevano pascolare liberamente, i suini allevati da Leonardo Conte nella sua azienda agricola, al confine con il territorio di Tursi. Oggi però non è più possibile e per questo in molti si sono mobilitati ritenendo una vera e propria ingiustizia ciò che è capitato a colui che per primo portò il biologico in Basilicata. Una lunga e intensa giornata iniziata nel primo pomeriggio e conclusasi in serata, quando amministratori, associazioni e imprenditori agricoli si sono ritrovati nella sala consiliare per far sentire il proprio dissenso alle vendite giudiziarie che stanno colpendo diverse aziende del Metapontino. Una protesta iniziata all'ora di pranzo quando Altragricoltura, con in testa il suo coordinatore Gianni Fabbris, la famiglia di Leonardo Conte e altri agricoltori si sono ritrovati davanti all'azienda in contrada Madonnella al confine con il comune di Tursi. Ed è proprio qui che si è vissuto l'ultimo dramma di aziende agricole oggetto di speculatori, che Fabbris non ha esitato a chiamare sciacalli, che approfittano delle difficoltà economiche e delle aste giudiziarie per acquistare a poco prezzo interi appezzamenti. L'azienda era entrata in crisi in seguito a una macellazione coatta di tutti i suoi suini, maiali e scrofe come li chiama lui, poi risultata ingiustificata. Nessuno così pagò per quel danno e solo indebitandosi Conte riuscì a ricostruire il suo allevamento. Alla fine però ha dovuto cedere e i terreni sono stati messi all'asta. Così insieme ad Altragricoltura ieri sono stati simbolicamente occupati i terreni, con i manifestanti che si sono occupati della loro lavorazione e della messa a dimora dell’oliveto. Subito dopo si è svolta l'assemblea costitutiva dell'associazione che ha preso possesso dei beni e delle terre, con l’approvazione dello statuto, la sottoscrizione delle quote associative, l’elezione degli organismi statutari e l’approvazione del piano di lavoro per impedire l’espulsione delle famiglie che fin qui hanno lavorato la terra. Attraverso la costituzione del Gat (Gruppo di acquisto della Terra) non solo si vuole far ripartire l'azienda ma si vogliono coinvolgere i cittadini e gli agricoltori per raccogliere il capitale necessario a comprare la terra e riconsegnarla alla gestione di quanti la hanno fin qui tenuta in produzione. La giornata si è conclusa poi presso la sala consiliare del Comune di Policoro. Tanti gli interventi delle istituzioni presenti che, oltre a esprimere solidarietà all'iniziativa e al dramma personale e umano di Leonardo Conte, al termine dell'assemblea hanno prodotto un documento comune per chiedere un tavolo di concertazione con la Regione Basilicata. L'obbiettivo è quello di far prendere una posizione all'ente sul dramma di molte famiglie e trovare soluzioni a vicende sempre più diffuse. Il sindaco Policoro, Rocco Leone, ha lanciato un appello a non acquistare i terreni all'asta, a non fare gli sciacalli sulle disgrazie altrui, mentre l'assessore comunale con delega all'agricoltura, Giovanni Lippo, ha lanciato la proposta provocatoria di far comprare alla Regione queste aziende, utilizzando una parte dei 58 milioni di euro delle royalty del petrolio destinati alla forestazione. Alla riunione, oltre alle associazioni importanti le presenze del Viceprefetto di Matera e rappresentanti dei comuni di Montalbano, Scanzano Nova Siri e degli altri comuni limitrofi. Tutti per dire che chi vorrà cacciare gli agricoltori dalle proprie terre non avrà vita facile.

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