I bio-cidi
I biocidi secondo la definizione fornita dalla Direttiva 98/8/CE, sono i principi attivi “destinati a distruggere, eliminare, rendere innocui o impedire l'azione o esercitare altro effetto di controllo su qualsiasi organismo nocivo".
A giudicare dal fuoco di fila in tema di pesticidi e dall’abbassamento della soglia di guardia si cerca di “distruggere, eliminare, rendere innocui o impedire l'azione” del bio tout court. L’azione biocida si esercita su un intero settore, il biologico, ritenuto nocivo agli interessi forti e prevalenti dell’industria chimica e dell’agricoltura convenzionale disinteressata alla qualità di prodotti e ambiente.
I riferimenti sono numerosi.
La Regione Basilicata - seguendo l’esempio del Veneto - bandisce finanziamenti volti alla “introduzione di tecniche di agricoltura conservativa” con premi per incentivare l’utilizzo di diserbanti e altri pesticidi che superano abbondantemente quelli concessi per l’agricoltura biologica. L’Alto Adige ha parzialmente revocato i divieti sui ‘fitosanitari’ nocivi alle api. Del Piano d’Azione Nazionale (PAN) sui pesticidi, la cui consultazione si è chiusa a metà gennaio, arrivano notizie di arretramento di processo e contenuti. L’inutile voto italiano in Europa sulla moratoria di neonicotenoidi letali per i pronubi è ulteriore segnale.
E in merito non sfugge il giubilo delle associazioni di categoria quando riescono a strappare deroghe per utilizzare prodotti chimici dannosi ancora per un anno, magari con il pretesto dell'eccezionale andamento climatico, anche su qualche “altra” coltura dove non sarebbero ammessi. Si giubila per la vittoria di chi? Dell'agricoltura sotto scopa dell'industria chimica, delle banche, degli usuali venditori di costose toppe da apporre ad un sistema agricolo che fa acqua?
A voler essere (auto)critici, si potrebbe però pure parlare di suicidio assistito visto che il settore rischia spesso di guardarsi l’ombelico restando imbelle all’offensiva altrui.
Ci siamo sempre fatti belli della nostra capacità di pensiero olistico, di sistema... insomma siamo sempre stati quelli capaci di vedere la complessità dei sistemi agroecologici, di lavorare con essa e di metterla a valore. Poi però tendiamo a ragionare e agire politicamente in modo monotematico o intrasettoriale: contro i pesticidi siamo scesi in piazza 30 anni fa (primavera silenziosa), poi abbiamo manifestato contro gli OGM, ora è trendy essere contro il consumo di suolo...
Se è vero che sappiamo pensare in modo sistemico, che abbiamo un paradigma alternativo, perché non lo diciamo forte e chiaro? Perché non lo enunciamo, promuoviamo, tuteliamo nell’insieme dei suoi valori e risultati? Perché non ci muoviamo a conquistare campo, piuttosto che restare in difesa dell’orticello (esposto, tra l’altro, alla deriva di pesticidi...)?
Bio Buono!

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