Incluso tra gli eventi del festival CinemadaMare 2013, il testo dei Verde ha avuto ottime recensioni dalla critica specializzata e favorevoli consensi dal pubblico incuriosito, essendo per molti versi importante e originale nel panorama editoriale del settore. Le pagine invitano e stimolano sia gli addetti ai lavori che i lettori attenti alle problematiche della “lucanità”, essendo frutto di una lunga ricerca (dagli anni Cinquanta del Novecento ai giorni nostri) per capire quale idea abbiano della nostra regione i cineasti esterni, cioè registi e sceneggiatori non lucani, approfondendo le modalità espressive utilizzate, attraverso l’analisi dei loro film (non quelli girati in Basilicata, in tutto o in minima parte).
Dal titolo, però, si capisce in quale direzione tutto questo riferimento si sia sviluppato, solitamente utilizzando luoghi comuni, micro citazioni, stereotipi e, appunto, cliché, sul doppio versante comico-grottesco e drammatico, talvolta nobilitati da ascendenze artistico-letterarie e scientifico-antropologiche. Che la Lucania sia (stata) considerata una regione piccola, lontana, povera e semisconosciuta, anche nel cinema è un dato certo, ma proprio dal cinema può scaturire un ribaltamento di quel punto di vista.
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