lunedì 25 novembre 2013

Violenza di genere e femminicidio



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In questo giorno importante per la tutela dei diritti umani delle donne, rilevante è il Dl. Del 14 Agosto 2013 n. 93 che il nostro Senato ha approvato, meglio conosciuto come decreto contro violenze di genere e femminicidio, con l’obiettivo principale di combattere e prevenire il fenomeno della violenza sulle donne. Giusto per fare una sintesi tra le misure introdotte, abbiamo: l’aumento della pena per il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi, se alla violenza assiste un minore di anni 18 (la cosiddetta “violenza assistita”, uno dei fattori di rischio principali per la trasmissione intergenerazionale della violenza); provvedimenti contro lo stalking messo in atto anche attraverso strumenti informatici o telematici, e tanti altri importanti provvedimenti a tutela reale del “gentil sesso”. Inoltre, alle forze di Polizia viene data la facoltà di allontanare il partner violento, in caso di stalking (al pari di quanto già previsto per la violenza sessuale e i reati sessuali nei confronti di minori) una volta presentata la querela la stessa diventa irrevocabile, in modo da evitare che la vittima sia costretta a ritirarla con ulteriori minacce. Non meno importate, è la corsia preferenziale che questo decreto a voluto dare ai processi che vedono le donne oggetto di violenza, introducendo anche il patrocinio gratuito per le vittime di maltrattamenti, mutilazioni genitali femminili e stalking, questo perché spesso i diritti di queste vittime si disperdono nelle lungaggini della giustizia o nella mancanza di mezzi finanziari per difendersi. L'approvazione del decreto legge contro la violenza di genere e il femminicidio è un segno di civiltà che va salutato con grande favore, dichiara il Presidente del Consiglio Comunale di Policoro Gianluca Modarelli (FI -PDL), apprezzabile la scelta di regolamentare una materia così delicata con un decreto ad hoc che, tra l'altro, prevede un inasprimento delle pene adeguato a fungere da deterrente. La lotta contro la violenza al genere femminile parte anche da noi, dalle nostre famiglie, dal quotidiano, parte dall’insegnare ai nostri figli che sì, ci sono i maschi e ci sono le femmine, ma prima di tutto insegnare loro che siamo delle persone. Fin quando non sarà il comune pensare che tutti abbiamo le stesse possibilità, gli stessi diritti di esprimersi e di essere felici, di ricevere rispetto e darlo, non può esserci crescita sociale e si rischia in questo modo di tornare indietro di secoli, nel maschilismo più misogino e odioso. La battaglia per la tutela delle donne e dei minori trova in questo provvedimento una sua prima e importante realizzazione, ma ora - conclude Modarelli – occorre mettere in campo una campagna di pubblicizzazione affinché questo nuovo strumento di difesa possa trovare la più ampia, diffusa e concreta applicazione.

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