Allegato al recente BUIG – Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse n. 2 del 28/2/2013, il ministero dello sviluppo economico ha pubblicato la monografia “il Mare”. Una sorta di vademecum predisposto dagli uffici centrali dell’UNMIG dedicata alle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare che raccoglie le informazioni e i dati, i criteri e le norme che regolano e che limitano tali attività, nonché i recenti sviluppi e le ultime novità normative. L’Italia, con i suoi 7.500 km di coste che si affacciano sul Mare Mediterraneo – è scritto nella pubblicazione - è dotata per natura di una posizione geografica privilegiata e strategica e gli idrocarburi del sottosuolo marino costituiscono un’apprezzabile risorsa il cui sfruttamento contribuisce alla sicurezza energetica del Paese. Come noto la quantità di idrocarburi prodotti nell’offshore italiano costituisce circa il 71% della produzione nazionale di gas e circa l’8% di quella di olio, che complessivamente rappresentano circa il 4% del consumo nazionale di idrocarburi. Per tali motivi, le attività minerarie sono il quarto pilastro della Strategia energetica nazionale, in corso di adozione. I giacimenti di idrocarburi – bene indisponibile dello Stato – sono studiati e coltivati in base a una disciplina normativa settoriale da imprese dotate di capacità tecnica ed economica adeguata, nell’ambito di titoli minerari ricadenti in zone del mare italiano aperte alle attività minerarie. Queste aree di mare territoriale e di piattaforma continentale sono istituite con decreti del Ministro dello sviluppo economico, sulla base di conoscenze geologiche e scientifiche che ne dimostrino l’interesse minerario da parte dello Stato e da parte di operatori del settore. Il nostro Paese- scrivono i tecnici del ministero - già dotato di una normativa tra le più severe a livello internazionale e forte di una lunga esperienza settoriale caratterizzata da elevati standard di sicurezza e competenza anche in termini di protezione dell’ambiente marino, partecipa oggi attivamente all’elaborazione della proposta di direttiva europea sulla sicurezza delle attività offshore. Inoltre, considerata la posizione strategica nel Mediterraneo, l’Italia si candida quale mediatore nei rapporti con i Paesi non appartenenti all’Unione europea, ma aderenti alla Convenzione di Barcellona – strumento di cooperazione internazionale a carattere regionale per la protezione del Mare Mediterraneo. Il mare nostrum diventa dunque, nella strategia energetica nazionale (SEN) del Ministro Passera, da un bacino d’acqua, luogo di culture, attività del mare e civiltà, un bacino di interesse per gli idrocarburi e non solo, ove si pensi ai gasdotti e gli oleodotti, agli impianti di rigassificazione, al traffico delle petroliere e navi gassiere. Un traffico ed una attività industriale che rischia di compromettere i valori culturali e storici ed aprire nel mare nuove ferite dovute ai rischi ambientali che tali attività comportano.
(www.olambientalista.it)

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