sabato 26 ottobre 2013

Tursi: Silvana Arbia ''orgoglio lucano per i diritti internazionali''



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Si è svolta ieri 25 ottobre presso la sala conferenze ''Benedetto XVI'' di Tursi la presentazione del libro ''Mentre il mondo stava a guardare'' della dott.ssa Silvana Arbia,magistrato della corte penale internazionale dell'Aja.
Ad aprire la serata è stato Don Battista Di Santo,parroco della cittadina che,con grande entusiasmo,si è detto soddisfatto della partecipazione e dell'interesse che l'evento ha suscitato,sottolineando il connubio tra fede e cultura,entrambe dedite alla ricerca della verità,una verità di cui la civiltà odierna,attanagliata dalla crisi,ha bisogno,prendendo con coraggio la decisione di ribellarsi alle mode e agli stravizi che allontanano da quest'ultima.A questo tema ha voluto riallacciarsi anche il primo cittadino Giuseppe Labriola che oltre a rendere omaggio alla grande sensibilità culturale ed etica della dott.ssa Arbia ha più volte sottolineato come la città di Tursi si sia da sempre impegnata nella divulgazione di temi salienti come quello esposto dalla Dott.ssa,promuovendo eventi culturali di grande rilevanza. Come ha tenuto a precisare Labriola,Tursi non è famosa solo per la ''Rabatana'' ma anche per il suo attaccamento alle tradizioni e per alcuni personaggi illustri che hanno segnato la storia del mezzogiorno come Albino Pierro,Manlio Capitolo e Gabriele Ferrara,entrambi questi ultimi,illustri giuristi lucani.Il libro è ricco di spaccati che vanno ben oltre la giustizia toccando temi umani e valori quasi dimenticati. Significative sono state infine le parole della dott.ssa Arbia,il cui saggio racchiude in sè solo una parte di verità giacchè,come lei stessa ha ammesso,buona parte delle indagini non è fruibile al pubblico.Nei nove anni passati il Rouanda ha potuto cogliere la fragilità dell'animo umano,premettendo che chi ha commesso quell'orribile genocidio non si può definire mostro mostro ma si può diventarlo se esposti alla corruzione.Dopo anni di lotta la comunità internazionale si è finalmente data da fare per la salvaguardia dei diritti umani,ammettendo il genocidio come crimine internazionale. Quello in questione del 1994 è uno dei peggiori crimini commessi oggi giorno,se teniamo conto che ha avuto luogo solo poco più di vent'anni fa,un crimine atroce che offende tutti se si pensa alle atrocità commesse giacchè le vittime di questa guerriglia tra due fazioni della stessa etnia,non sono state solo uomini, ma anche bambini e donne incinte,abomini commessi per estirpare definitivamente la ''larva'' colpevole di tutti i mali. Un giurista come Silvana Arbia non poteva restare indifferente dinanzi a tali ingiustizie,da qui il bisogno di contribuire alla ricostruzione della verità. L'orgoglio lucano,di cui più volte si è parlato durante la serata, è ciò da cui è scaturita l'esigenza di giustizia della Arbia,un bisogno radicato nei geni dei lucani,un popolo da sempre schiavizzato e alla ricerca di legalità.Più volte la dott.ssa Arbia si è detta preoccupata anche per gli ultimi sviluppi politici ed economici nostrani,dopo aver vissuto l'esperienza in Rouanda teme infatti che la crisi economica e una cattiva propaganda politica possano portare anche l'Italia sull'orlo del precipizio,lasciandosi trascinare da logiche di potere poco dedite all'interesse collettivo.Molti sono gli interrogativi che il saggio dell'Arbia suscita,come ha affermato anche la dott.ssa Gravina,procuratore capo della Repubblica del tribunale di Matera,uno fra tutti la questione recente che ha visto protagonista la stessa corte dei diritti internazionali,tacciata di essere troppo imperialista e di schierarsi troppo spesso dalla parte dei vincitori. Lo stesso avvocato Buccico,presente all'evento,si è visto daccordo con tale affermazione.Non dimenticando infine di tessre alcune lodi alla città ospitante, il cui senso di giustizia è ben radicato,quasi innato,cosi come in tutti i lucani che, tra Sanniti e Piemontesi, si è sempre sentita soffocata da ingiustizie e soprusi. Nelle prime pagine del libro infatti,il sentimento che affiora più spesso è proprio la rabbia,la voglia di vendetta,come ha fatto notare il vescovo della diocesi di Tursi-Lagonegro Francesco Nolè,sentimenti che però lasciano spazio ad un finale ricco di speranza.Il libro non parla mai di Dio o di sentimenti religiosi proprio perchè l'autrice ha voluto evitare un pietismo errato,soffermandosi invece sul principio di legalità e giustizia che deve aggirare quella corruzione dal quale nessuno è immune,neppure gli ottimi.
(Grazia RINALDI)

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